Probabilmente per sbloccarmi dovevo cambiare l’immagine della testata. O forse qualche testata dovevo tirarla proprio io. Era ora di riesumarti, per troppo tempo sei rimasto in sospeso.
Torno a riprenderti perchè anche dell’altro è ritornato. L’odore dei freni lo dimostra…ed è proprio quando inizia la discesa che me ne accorgo. Saranno gli ulivi o forse i cipressi. E la neve che mi ricorda che le stagioni passano ma il concetto non cambia. Le distanze ora mi fanno meno paura. Il salto l’ho fatto, ho volato quando c’era da volare. Ma bisogna anche imparare a restare quando è ora di restare. Non ci sono più molte ragioni per fuggire oramai. L’unico alibi è caduto, che il mondo giri pure, io sto bene dove sto. Sulle ordinate di un asse cartesiano come un koala alla ricerca della sua casa.
E la mia casa sono luoghi dal nome epico, sono i sorrisi che farciscono una focaccia, i marciapiedi stretti e la gente più bella del mondo, le gare con i trattori su chi faccia più rumore, o compravendite di terreni che, bene o male, almeno la sicurezza di avere un tuo posto, te la danno. Casa mia è l’ansia dell’unaequarantotto. Casa mia è un panino al ….. (eh no, la rima la fate voi!). Casa mia è fatta da un sacco di persone che parlando ne imitano una sola. Casa mia è la patria dei freelance. E ben vengano! Casa mia ha un odore tutto suo, che, appunto, mi fa sentire a casa. Casa mia è una sfogliatella alla crema, ma detta in maniera molto più bella. Casa mia è strana forte, ma ci si sta bene fidatevi. Non che vi inviti tutti, sia ben chiaro. Ma fidatevi sulla parola, si sta bene. Casa mia c’ha qualche grado in più, perchè si è principini mica per nulla.
Il giramondo appende il cappotto, fa un bell’inchino e vi ringrazia. Niente di personale, ma sto bene dove sto. Non c’è più bisogno di scappare.
In altre parole: vivo.
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